Il 25 Aprile, per me, è stata sempre una data importante. Ho sempre avuto il desiderio di condividere questo momento di ricordo della nostra grande storia con altri. Quando andavo al liceo (tanti anni fa), organizzammo in pieno fermento, una lettura pubblica delle Lettere dei condannati a morte della resistenza. Quel testo era per noi e per me fonte di grande commozioni, ci faceva sentire la grandezza e la fragilità di quegli uomini, di quei giovani che si avvicinavano alla morte con serenità, a volte, anche con rammarico e rabbia per non aver potuto cogliere di più della vita, spinti da un ideale e dalla passione civile. Come giustamente suggerisce Gustavo Zagrebelski, che ha scritto l’introduzione all’ultima edizione del libro "Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana " (ed. Einaudi) questo libro era considerato una volta "uno dei libri di formazione, che mettevano i giovani di fronte alle grandi questioni etiche. " Ma nelle sue interviste aggiunge anche un qualcosa in più, pone un interrogativo: "cos'è che ci ha fatto cambiare? Perché queste parole sembra che arrivino da un mondo tanto distante dal nostro?".
Già cosa. Quest’anno ho deciso di cambiare copione. Ho deciso di passare un 25 aprile diverso dagli altri anni. Ho infilato il libro in una borsa, ho preso il treno e sono partito per Napoli. Ho letto a tratti il libro scegliendo a caso alcuni stralci, un po’ sul treno e un po’ dentro Napoli alla ricerca delle iniziative per la settimana della cultura, volendo cogliere qualche aspetto d’inedito della solita e caotica Napoli.
Mentre mi soffermavo a leggere, mi guardavo intorno, all’intensità e struggente passione di quelle parole rimbalzava un tran tran assordante, sbirciavo per cogliere qualche segnale e nonostante qualche manifesto sui muri, molto retorici, ho avvertito che la distanza pubblica dal quel “modo di essere” ormai si è fatta abissale.
I giornali riportano che è stato un 25 aprile televisivo, una occasione per i politici in lotta tra loro (?), Fini e Berlusconi, di essere presenti, sempre e comunque, per televisione e sui media. Addirittura si è fatto un gran parlare del fatto che Berlusconi abbia partecipato per la prima volta alle celebrazioni del 25 aprile. Bella considerazione. Che spia è questa? Cosa ci indica questo meravigliasi? Il cinismo ormai non ha più limiti. Si può cambiare volto e parere quanto si vuole, lo si può fare spudoratamente, mettendo in luce con chiarezza abbagliante le proprie finalità. In effetti della resistenza non frega niente a nessuno, anzi è un ricordo di cui bisogna liberarsi, come luogo di fondazione della nostra repubblica. Il trucco, se così si può dire è quello d’impadronirsene per svuotarne il significato. Reso un argomento “come gli altri” (comprese le barzellette) viene sradicato dal suo humus e utilizzato strumentalmente per mettere in ombra gli altri “competitor”.
Non sto qui a soffermarmi sulle vere finalità di tanta spettacolarità. Ciò che voglio far rilevare è che la logica comunicativa tende ad appiattire tutto. Infatti non è necessario negare o criticare qualcosa (questo sarebbe un atto di contrapposizione che indurrebbe ad una dialettica e magari ad un pensiero critico), bisogna invece narcotizzare rendendo qualsiasi cosa superficiale, non legata ad una ricerca di verità, autenticità. Sembra che nel mondo d’oggi queste parole siano inopportune. In effetti bisogna essere cauti nel pronunciarle per non cadere nella retorica o non sconfinare in integralismi e fanatismi.
L’unica cosa che mi sento dire è che a tutto questo bisogna RESISTERE. Ecco perché, come un eremita laico, ho inteso queste lettere come “preghiere”, meditazioni destinate alla mia (nostra) “anima” civile. Per un giorno sono stato libero dall’assordante rumore dei treni e della città.
Ulrich
Alcuni siti da visitare: http://www.storiaxxisecolo.it/documenti/documenti7.html ; http://www.storiaxxisecolo.it/resistenza/resistenza.html; http://www.italia-liberazione.it/it/cortometraggiofornari.php;.
Rispondo abbastanza d'inpulso a questa nota di Francesco, con cui sono perfettamente d'accordo. Si respira un'aria sempre più "rarefatta" intorno alla Resistenza e alla Liberazione. Quando Liberazione diventa pretestuosamente Libertà sulla bocca di un capo di Governo che tenta di rafforare il consenso anche tra quanti, pur protagonisti o eredi diretti di quella fase storica, oggi votano PDL e Lega, non so cosa potremmo aspettarci di più. Perché questo lo dicono i numeri, al nord Berlusconi, meglio la Lega, non avrebbe una maggioranza così netta se non ci fosse stata e ci fosse una deriva rossa e/o bianca verso la destra populista e separatista. Interrogarsi sul senso che oggi ha il 25 Aprile, che fortunatamente può ancora avvalersi della voce forte del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, significa interrogarsi soprattutto su come contrastare questa deriva conformista che è tanto più pericolosa quanto più si dimostra essere un "fatto" culturale, contro cui la Politica e la politica non possono che muoversi con percorsi lunghi e di dubbia riuscita, senza una presa di coscienza collettiva. Ebbene, accetto pienamente l'invito di Francesco a R-Esistere. E' quanto facciamo ogni giorno, siamo in tanti a farlo, ne sono convinta, ma divisi, in particolare nel Sud "povero" che deve R-Esistere quotidianamente, da piccoli o grandi interessi, da pretese di monopolio nell'etica e nella politica, oltre i quali è difficile unirsi sulle grandi idee e sui grandi valori; siamo noi, proprio noi che siamo attori e testimoni di stagioni migliori per la politica e per l'etica, a lasciarci sconfiggere da un individualismo praticato nella quotidianità, effetto proprio di quel clima in cui non si è più in grado di distinguere tra Liberazione e Libertà.
RispondiEliminaCara Lorenza
RispondiEliminaapprezzo molto il tuo intervento, pur se io ho scelto una via più "solitaria", che mi aiuta in questo frangente a riconsiderare tante cose e chissà anche a ripensare alle "cause perse". Vi è un atteggiamento pronto a "gettere il bambino con l'acqua sperca", ritenendo che la fonte della sporcizia sia il bambino.